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Un lavoro per morire? No grazie! |
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marted 04 marzo 2008 |
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Stamani è morto anche il ragazzo, il giovane di 20 anni che nel tantativo di soccorrere i compagni di lavoro era rimasto coinvolto nella tragedia di Molfetta. Noi ci chiediamo quanto possa valere la vita di 5 persone. Quanto può valere il dramma delle famiglie. Com'è possibile che in un paese tanto avanzato come l'Italia si ripetano in continuazione queste tragedie sul lavoro. Esistono le leggi sulla sicurezza, ma, come per il nostro caso, nessuno le rispetta.
Di chi è la colpa? Forse degli imprenditori che per resistere alla concorrenza cercano di risparmiare dove possono? Certamente le loro colpe le hanno, perchè sulla sicurezza, sulla vita della gente, non si può "risparmiare". Ma la vera unica colpa di tutto questo è in chi dovrebbe far rispettare le leggi E NON LO FA!
Se gli organi di controllo incaricati al far rispettare la famosa 626 facessero più verifiche a sorpresa (ma non preventivamente "telefonate" come troppo spesso capita).
Se la magistratura di fronte ai casi di inosservanza (e non solo quando "ci scappa il morto") prescrivesse pene severe ai trasgressori, forse il mondo del lavoro sarebbe più sicuro.
Forse oggi non saremmo qui a piangere 5 persone morte mentre lavavano una cisterna, solo perché nessuno gli ha imposto di utilizzare delle maschere a gas del valore di pochi euro!
(immagine tratta dal sito repubblica.it)
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