|
Si è sparata perché temeva per il lavoro |
|
|
|
|
domenica 11 maggio 2008 |
 Ne hanno parlato tutti i giornali. Ne hanno
parlato in tanti forse solo perché il fatto ha fermato una partita di
calcio. E’ così che il caso di Luciana Callegher, la poliziotta di 42
anni che si è sparata durante la partita Treviso – Grosseto, è finito
sotto le luci della cronaca nazionale. Di solito accade che queste
notizie siano relegate a modesti trafiletti in un giornale di
provincia. Di solito di questi fatti la gente non vuol sentir parlare. E’ così però che si scopre che Luciana, prima di arrivare al gesto
estremo, aveva telefonato alla sorella dicendogli: «Ho fatto un errore,
mi cacceranno», sparandosi solo perché temeva di perdere il lavoro. E’
così che emerge ancora una volta il nostro dramma di “oltre i 40”.
Luciana, che faceva un mestiere che non fa pensare a chi lo esercita
come alla fragilità, all’insicurezza, alla solitudine. Alla sorella
confessò: «Ho sbagliato una relazione, adesso mi butteranno fuori dalla
polizia», e questo timore è stato così reale da fargli puntare una
pistola alla testa e premere il grilletto! E adesso tutti si dicono che a nessuno mai sarebbe venuto in mente di
usare quell’errore per lasciarla senza il suo indispensabile lavoro.
Dimenticando così i troppi casi di mobbing che colpiscono chi ha
superato i 40 anni. Scordando il dramma di chi si ritrova a cercare un
lavoro senza più alcuna speranza di trovarlo. Un altro argomento che in
Italia è tabù. Perché nessuno vuol ammettere che il problema esiste, così, quasi come
a volerlo esorcizzare! Scacciare dalla mente, nell’inconscia
consapevolezza che chiunque può trovarsi nelle condizioni di Luciana.
Perché la gente non guarda più oltre i propri interessi. Perché nessuno
si chiede come stia quella persona sola della porta accanto. Nessuno si
preoccupa della collega che nasconde le proprie pene per paura di
essere isolata. Nessuno si accorge che spesso certi comportamenti,
certi apprezzamenti un poco canzonatori possono fare molto, ma molto
male, provocando così l’ennesima vittima della discriminazione di una
lavoratrice in età matura (L.M.)
|