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La Carneficina

Da quando questo sito è on line abbiamo riportato le notizie (reperibili sul web) relative a over 40 che, vittime della discriminazione per età ed in preda alla disperazione a causa dell'impossibilità di ritrovare un onesto lavoro, hanno deciso di tentare il gesto estremo di togliersi la vita. E' significativo che in 9 mesi ci siano stati 18 tentativi di suicidio e 6 di questi abbiano visto la morte degli "over disgraziati". Di fatto ogni 16 giorni c'è un disperato che tenta il suicidio e ogni 3 tentativi 1 purtroppo riesce. Quando si fermerà questa carneficina?
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hiunque ignori questa realtà è corresponsabile di questa tragedia!

Sapere che non siamo soli, consola? PDF Stampa E-mail
luned 19 maggio 2008
uomo_oltrei40.jpgIl problema che vive chi è rifiutato dal mondo del lavoro, solo perché troppo "vecchio", è certamente una cosa intima, da non far sapere troppo in giro. Un qualcosa che si vorrebbe tenere dentro, qualcosa che da vergogna. Così non se ne parla o se ne parla poco, sia con i parenti che con gli amici. Proprio su quest'aspetto un'esternazione di un amico (molto attivo per la nostra causa), mi ha particolarmente colpito, e credo possa rendere bene il comune senso di disagio e di disperazione: «Il dolore. Non so le esperienze degli altri, ma quando ho cercato lavoro ho provato veramente dolore e un senso di drammatica impotenza. Quando ho passato le agenzie interinali della mia città (opera fatta in tre giorni) è capitato che uscendo da una di queste mi mancava il fiato e respiravo a bocca aperta. Un'altra volta mi sono seduto su un muretto/marciapiede e non dico quali erano i miei pensieri. Penso che succeda qualcosa del genere ai carcerati che escono dalla prigione, e quando cercano lavoro nessuno li vuole. Tutto questo dolore l'ho riprovato leggendo le lettere che mi sono arrivate...»
Beh, io sono convinto che questa disperazione dobbiamo imparare ad esternarla, dobbiamo urlare il nostro dolore, e se riusciamo a farlo insieme non corriamo il rischio di passare per matti (come troppo spesso accade a chi "urla" per l'ultima volta, in solitudine, il proprio dolore). Dobbiamo imparare a trasmettere che la nostra necessità non può aspettare. E' necessario che la gente sappia dell'urgenza di intervenire, per dare speranza a chi si sente abbandonato a se stesso. A chi si sente fallito/a perché non può più dare quella sicurezza alla quale aveva abituato la sua famiglia. Insieme dobbiamo urlare che non servono i corsi, le riqualificazioni se poi alla fine ti escludono perché sei diventato troppo "vecchio". Insieme dobbiamo chiedere un aiuto concreto, così che ci si possa trovare, contare e magari alla fine lavorare, insieme. Così da fondare attività dove la nostra età non è un vincolo ma un pregio. Dove i nostri coetanei possono rivolgersi sapendo di essere valutati per quello che sanno fare, e non per quanti anni ti mancano per andare in pensione!. Ed è così che sapere che non si è soli, può aiutare! E non si tratta solo di semplice consolazione, ma di una concreta possibilità di rivedere un futuro che si apre di nuovo all'orizzonte!
L.Mori
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