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Vecchi disoccupati sempre pi giovani e precariet. PDF Stampa E-mail
gioved 29 maggio 2008
Da una notizia su La Stampa di Torino si apprende dell'ennesimo tentativo di suicidio da parte di chi, perso il lavoro a causa del fallimento dell'azienda nella quale lavorava, non riesce più a vedere riconosciuta la propria professionalità per la solita "moda" dell'imprenditoria italiana, che pretende di voler assumere soltanto i "giovani" che fanno pagare meno tasse, o extra comunitari che hanno certamente minori pretese. In questa notizia il fatto più allarmante è però l'età del disoccupato: di soli 30 anni. L'articolo che riporta la notizia termina poi con la seguente frase: «Dopo essere stato tenuto in osservazione all'ospedale di Chivasso (Torino), l'uomo è stato dimesso nel tardo pomeriggio di oggi.». E così la società ha fatto il suo servizio di immediato soccorso, ma se poi quella persona "salvata dalla compagnia dei Carabinieri di Chivasso" dovesse ritentare il disperato gesto, la società ha comunque il cuore in pace (si vede che era malato, poverino, ti dicono). E' come se un medico invece di curare le cause di una malattia si limitasse a lenirne i sintomi. Pensare che oggi la durata media della vita (dicono) sia di 75 anni contro i 45 del passato. Ma allora forse era meglio quando si moriva prima, così non si era di peso alla società?
Altra cosa che fa meditare è il continuo richiamo al fenomeno della precarietà: Com'è possibile parlare di precarietà quando si pretende che chi si è già fatto la "gavetta", maturando una discreta esperienza in un mestiere, poi si  sente dire che se vuol lavorare deve continuamente essere "riqualificato" (cambiando sempre mesitere)? Possibile che l'esperienza non valga proprio più nulla? Possibile che per la maggior parte dei lavori risulti comunque più conveniente insegnare ad un nuovo soggetto, piuttosto che affidarsi ad una persona già preparata? Com'è possibile che il calo di rendimento e gli inevitabili errori di un apprendista non pesino poi sulla qualità dei prodotti e sul prestigio dell'azienda? Ma allora non è forse che oggi gli imprenditori per i giovani stiano pagando troppe poche tasse? Non è forse che in fondo la precarietà serva solo all'imprenditore per non dover più rispondere del rischio d'impresa (lasciato tutto sulle spalle del lavoratore)?
E poi ci lamentiamo perché in Italia le cose vanno male???
Commenti
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Meccatronico (83.224.222.44) 06-06-2008 18:22:40

In questo articolo tutte le porte sono aperte.. tanto il conto finale viene sempre pagato dall'anello pi debole della catena...
Per poi la catena si spezza!
Meccatronico
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