 Da il sito di La7 il sunto di un servizio di PortaMonete Scritto da CLAUDIO PAVONI
«In cinque regioni italiane è allarme occupazione: dal Friuli Venezia Giulia alle marche è infatti diventata un’impresa improba trovare un idraulico o un falegname. Ma anche un addetto alla robotica o un meccanico. L’artigianato offre il posto fisso, ma i giovani gli voltano le spalle. Perché? La risposta non può che essere una: oggi i giovani ritengono che nella scala sociale il loro ruolo abbia più valore da disoccupati di scienza delle comunicazioni piuttosto che da piccoli imprenditori del settore idraulico. Chi analizza i comportamenti della società conferma questa interpretazioni denunciando un sommersa discriminazione nei confronti di quei lavori che una volta venivano definiti umili. Discriminazione negata a parola, dicono, ma reale nei fatti.» Dagli interventi fatti dagli utenti del blog della trasmissine vale la pena di segnalare questo (segue):
«Gentile sig. Pavone, ho letto i commenti precedenti al mio e mi
pare che il Suo intervento non abbia sortito un garn successo,
tutt'altro. Io sono dello stesso avviso. Lavoro in prorio da 30 anni
(ne ho 57) e mi VANTO di essere un artigiano. Sono nel settore
dell'elettronica e sono abbastanza qualificato tanto da lavorare per
molti anni per Società come Enel ed Enti pubblici nel settore della
ricerca (io mi occupo di progettazione). Ormai però la mia
professionalità non è più richiesta perchè ogni "cosa" è stata già
fatta e i nuovi progetti sono veramente pochi. Ma SOPRATTUTTO le
Aziende, piccole o grandi che siano, NON hanno soldi da investire o, se
li hanno, se li tengono in tasca. Le assicuro che nel settore
elettronico nel mercato lombardo (io sono a Milano) NON c'è
assolutamente quella ricerca di personale qualificato di cui Lei parla.
C'è solo crisi, tanta crisi e poco lavoro. La sauto cordialmente.»
La prima considerazione da fare è sull'uso del termine
"discriminazione" utilizzato dall'autore Pavoni per indicare lavori che
nessuno vorrebbe fare. La seconda è sull'intervento dell'artigiano che
smentisce clamorosamente i dati forniti dal giornalista.
Oltre alla considerazione che se tutti questi "poveri" artigiani, che
non trovano mano d'opera, si decidessero a togliere il limite di età
nella loro ricerca di collaboratori, forse avrebbero già risolto questo
"incredibile" problema; va detto che esistono anche tanti over 40 che
vorrebbero poter intraprendere attività di artigianato anche in
proprio, ma lo Stato italiano prevede finanziamenti solo per i nuovi
imprenditori che abbiano MENO di 35 anni. In questa realtà il dubbio è
che l'imprenditore (artigiano o meno) non vuole più rischiare di
investire in risorse umane (giovani o mature che siano), e continuando
a piangere nella speranza che lo Stato gli risolva un "problema" che
sino a qualche anno fa si chiamava semplicemente "rischio d'impresa".
E' mai possibile che se l'Italia va male le responsabilità non sono mai
degli artigiani, dei commercianti, dell'industria o delle banche?
E
come mai queste categorie non hanno subito la tremenda svalutazione nel
potere d'acquisto di chi lavora da dipendente (fisso o precario che
sia)?
E poi si parla di statali fannulloni?? E questi allora non sono
forse veri e propri "parassiti" della società?
|