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Buoni si, ma non per tutti!
Analizziamo insieme lo studio pubblicato sul portale ufficiale della Toscana intoscana.it il Monitoraggio 2007 sull’andamento del mercato del lavoro e sull’attività dei Centri per l’impiego (qui il testo integrale ).
Dalla presentazione emergono alcuni dati veramente interessanti, tra i quali:
Il numero delle assunzioni passa da 75.423 a 84.695 e in particolare aumentano quelle a tempo indeterminato, da 14.333 a 17.439; mentre diminuisce il peso dei contratti a tempo determinato, dall’83 al 73%. Inoltre diminuiscono sia i lavoratori in mobilità (-267 unità, pari al –10.28%), sia precari (da 4163 a 2901) e sospesi (da 638 a 364).
Degli iscritti all’elenco anagrafico dei Centri per l’Impiego provinciali, 19.402 sono donne (il 67,3%) e 9.426 sono uomini (32,7%).
Riguardo alle fasce d’età della disoccupazione, la concentrazione maggiore si registra tra 26 e 44 anni (16.251 persone), seguita dalla fascia 45-54 anni (5.172), 19-25 (3.241) 55 e oltre (3.990) e 15-18 (174). Il picco è anche in questo caso “rosa”, visto che nella fascia 26-44 anni si trovano 9.362 donne e in quella successiva tra i 45-54 anni ben 3.619. La prevalenza femminile si trova in tutte le altre fasce di età , ad eccezione di quella 15-18: i maschi sono 98 contro 76 donne.
Ci sono poi i numeri che riguardano il Programma PARI, il progetto
attivato dalle province di Pisa, Massa Carrara, Pistoia, Arezzo e
Firenze in collaborazione con la Regione Toscana e Italia Lavoro. Il
progetto è finalizzato all’inserimento lavorativo degli over 45 espulsi
dal mercato del lavoro. L’intervento avviene attraverso bandi pubblici
di incrocio tra domanda e offerta ed è rivolto ai disoccupati over 45
non percettori di alcun sussidio legato allo stato di disoccupazione.
Nel 2007 il Centro per l’Impiego di Pisa ha utilizzato, per altrettante
persone, tutti i 33 “bonus occupazionali”, messi a disposizione dal
progetto Pari e i circa 200 buoni formativi.
Infine, c’è il Progetto extracomunitari agri-impiego. Si tratta di un
progetto speciale pensato per favorire, attraverso i Centri per
l’impiego, sia lo sviluppo di un modello che consenta di fare emergere
il lavoro nero, sia l’incontro domanda-offerta di lavoro nel settore
agricolo per immigrati, agevolando di questi ultimi un inserimento
realmente regolare: in termini sia di conformità alle leggi, sia di
continuità nell’intero arco dell’anno.
Leggendo l'intera relazione vengono evidenziati aspetti che dovrebbero far meditare:
Il valore dei precari è calcolato mediante una formula piuttosto
curiosa: coloro che hanno in essere un lavoro con reddito annuo lordo
inferiore a 8.000 euro. Ed è così che per magia in Italia il numero dei
disoccupati si è ridimensionato, infatti è sufficiente
che il soggetto riceva, nell'arco dell'anno, anche solo 8001Euro LORDI!
(fate un poco i vostri conti) che è considerato NON precario...Facciamo notare che il "famoso" calcolo dell'ISE, che non tiene conto di soglie intermedie ma solo di tagli netti, prevede che sotto il
reddito lordo di € 8.263,31 euro c'è la soglia di povertà (per
la quale scattano i sussidi e il diritto ad un aiuto dallo stato).
Con questi valori c'è da chiedersi come si può considerare qualcuno
regolarmente occupata/o se addirittura sotto al soglia di povertà...
Oltre a questo c'è da evidenziare la farsa del Programma PARI, che si
occupa soltanto di "riqualificare" persone che, seppure abbiano già una
professionalità, sono "aiutate" ad imparare un altro mestiere, per poi
rispedirli nella giungla con il medesimo problema della discriminazione
dell'età. Infatti, nella relazione, non si dice quanti over 45 di quelli
che hanno "goduto" dei corsi hanno trovato lavoro, ma soltanto che per
33 è stato utilizzato il "bonus occupazionale". Ovvero pari allo
0,063% dei disoccupati tra i 45 e i 54 anni (33 su 5172), ed oltre i 54
anni non sono neppure più conteggiati.
UNA VERA VERGOGNA!
Differente è l'impegno verso gli extracomunitari, dove è ben evidente
la ricerca di risultati, certamente più che per i discriminati over 40... (e sappiamo bene il perchè: l'imprenditore li fa lavorare con un misero pezzo di pane e ci guadagna quello che vuole).
Che dire: non ci resta che chiedere asilo politico ad un paese
sottosviluppato, prenderne la cittadinanza e tornare in Italia per
poter essere aiutati.
Oppure no?
L.Mori per Oltre i 40
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