|
L.Mori - Oltre i 40 - Nel rapporto sull'utilizzo dei finanziamenti tematici comunitari 2002-2006 in Italia (il cui sunto è visibile a questo indirizzo ) si legge che:
Il
Dipartimento per le Politiche Comunitarie ha affidato al Censis
l'incarico di analizzare l'utilizzo dei finanziamenti comunitari da
parte dell'Italia negli ultimi anni. L'attenzione si è concentrata su
quella parte di finanziamenti che fanno capo a programmi tematici i
quali sono stati raccolti intorno a cinque ambiti di intervento e cioè:
la società dell'informazione; energia e ambiente; strumenti di
riduzione delle disparità; le imprese; la cooperazione internazionale e
agli aiuti allo sviluppo.
Quindi, per quel che concerne i finanziamenti che riguardano la lotta alla disparità:
- Tra i diversi programmi a carattere sociale a cui
l’Italia ha aderito con specifici progetti, un posto centrale nella
programmazione recente ha svolto il Programma Equal. Nel confronto
internazionale, l’Italia risulta essere il paese con il più elevato
grado di partecipazione: con 696 progetti, pari a quasi il 21% del
totale, si colloca al primo posto in Europa per numero di progetti
finanziati, seguito dalla Francia (451 progetti, il 13,4%), dalla
Spagna (388 progetti, pari all’11,6% del totale) e dalla Germania (239,
il 7,1%).
Approfondendo l'argomento attraverso la consultazione del Rapporto
finale sull'Utilizzo dei FInanziamenti Tematici Comunitari 2002-2006 in
Italia (e per chi desiderasse la cosultazione è possibile scaricare qui
l'intero testo: Censis Studio sull’utilizzo dei finanziamenti comunitari in Italia (245.04 kB) ) si legge:
La partecipazione italiana ai programmi per il sociale (pag. 32 del rapporto)
Nel periodo recente una delle esperienze di provenienza europea più
rilevanti sotto il profilo della mobilitazione dei soggetti sociali e
degli nterventi progettuali è quella legata al programma comunitario Equal.
Esso va considerato come un laboratorio di idee al servizio delle strategie europee per l’occupazione e l’inclusione sociale, alle
quali avrebbe dovuto contribuire in modo originale sui diversi aspetti
della creazione di un maggior numero di posti di lavoro, del
miglioramento della qualità e, soprattutto, della rimozione delle
barriere e degli ostacoli che, di fatto, discriminano segmenti di
popolazione.
Il suo contributo specifico è legato a quello di essere appunto un
laboratorio di innovazione nelle modalità operative e nei mezzi di
azione, che poi deve tentare di porre all’attenzione favorendone anche
la trasferibilità ai diversi contesti nazionali. E’ chiaro, quindi, che
al suo interno è importante il ruolo delle partnership, la creazione di
reti nonché l’analisi e le proposte delle buone pratiche da valorizzare.
La fonte di finanziamento è il Fondo sociale europeo; suddiviso in assi
ha mobilitato complessivamente 401 milioni dal Fondo sociale europeo
per il periodo 2001-2006, doppiato dal cofinanziamento per una cifra
analoga, che ha portato la mole di risorse complessive mobilitate a
oltre 800 milioni di euro.
Dati della Banca Dati Comune di Equal (ECDB) mostrano che per le 5 aree
tematiche prioritarie in cui si articola il Programma (inserimento nel
mercato del lavoro e prevenzione dei fenomeni di razzismo occupabilità,
creazione d’impresa ed economia sociale imprenditorialità, formazione
continua adattabilità, conciliazione dei ritmi di vita familiare e
professionale nonché riduzione delle disparità di genere in campo
lavorativo pari opportunità e misure per i richiedenti asilo), tra il
2001 e il 2006 sono stati finanziati a livello europeo 3.357 progetti,
ripartiti nel modo seguente:
- 1.103 nell’area “occupabilità-inserimento nel mercato del lavoro”
(quasi il 33% del totale), 492 nell’area “adattabilità-formazione
continua” (il 14,7%), 407 nell’area ”imprenditorialità-economia
sociale” (pari al 12,1% del totale), 312 nell’area “adattamento ai
cambiamenti ed alla nuove tecnologie informatiche-adattabilità” (il
9,3%), 299 afferenti all’area “pari opportunità-riduzione segregazione
di genere nell’ambito professionale” (pari all’8,9%).
- una quota minoritaria di progetti finanziati afferisce all’area
“imprenditorialità-creazione d’impresa” (274, l’8,2% del totale)
all’area “pari opportunità-conciliazione tra la vita familiare e la
vita professionale” (191, il 5,7%), all’area “occupabilità-prevenzione
dell’insorgenza di fenomeni di razzismo” (178, 5,3%) e “richiedenti
asilo” (101, pari al 3,0%).
Come si evince chiaramente dal rapporto, l'Italia ha utilizzato ben 800 milioni di euro per i vari progetti basati sul chiaro programma comunitario Equal. Resta
da chiedersi di tutti questi fondi quanti ne siano stati utilizzati per
combattere veramente la piaga della discriminazione sul lavoro dei
soggetti in età matura. Di certo c'è che di tutti i progetti
individuabili su Internet (e considerato il crescente numero dei disoccupati Over
40), nessuno di questi ha affrontato il problema dell'illegalità nelle
offerte di lavoro, proprio il problema che invece, a mio avviso,
dovrebbe rappresentare il primo grande scoglio da risolvere: le cattive
prassi nella ricerca e selezione del personale. Un'ultima doverosa
considerazione è quella sullo scarso utilizzo dei fondi per
“imprenditorialità-creazione d’impresa”, che potrebbe essere proprio
una vlida alternativa, integrata a particolari agevolazioni, da
proporre ai tanti qualificati over 40 rifiutati ingiustificatamente dal
mondo del lavoro in Italia.
Ma si sa, in Italia è importante non risolverli i problemi,
altrimenti tutti quegli inutili "aministratori pubblici" e quegli
"esperti" chiamati a relazionare sul problema, non avrebbero più modo
di arricchirsi...
|