Home
Benvenuto su Oltre i 40
Il fenomeno della disoccupazione in età matura PDF Stampa E-mail
giovedì 13 marzo 2008

Testo tratto da: Progetto SPI@LEARN - Sviluppo dei Servizi per l'Impiego - icon Le buone prassi dell'orientamento professionale over 40 (499.52 kB) - Giugno 2005 - Dipartimento della Funzione Pubblica per l'Efficenze delle Amministrazioni.

L'Unione Europea considera la realtà della disoccupazione in età matura una nuova grave emergenza. Un terzo dei disoccupati in Europa appartiene alla categoria dei padri e delle madri di famiglia. L'età a rischio di espulsione dal ciclo produttivo è 40-45 anni. Alla luce delle stringenti implicazioni di ordine socio-economico che sono ad essa correlate (l'occupabilità, l'aggiornamento professionale e lavorativo, la fuoriuscita anticipata dal lavoro, la sostenibilità del più complessivo "sistema di welfare"), la "questione" dei lavoratori adulti è, quindi, entrata stabilmente nell'attualità politica dei diversi paesi europei dando vita ad una sorta di policy change che ha determinato, come impatto più evidente, l'elaborazione (in particolare dal lato delle istituzioni pubbliche) di numerosi programmi ed interventi a livello nazionale, regionale e locale.

La disoccupazione adulta ha connotati di rilievo anche in Italia, dove si stima che il fenomeno riguardi tra i 700.000 e il milione di cittadini ( n.d.r. dato riferito al giugno 2005 oggi sicuramente molto più importante)

Il progressivo allungamento della vita media della popolazione, insieme al declino della natalità, fa sì che il numero dei lavoratori "anziani" sia in forte aumento. Si tratta di un segmento dell'offerta di lavoro tra quelli più esposti al rischio di perdere il posto di lavoro e con minori prospettive di trovarne un altro: i soggetti tra i 55 e i 64 anni sono pari al 17,5% della popolazione in età attiva al 2000 e sono destinati a divenire il 19,2% entro il 2010. Essi, nonostante siano stati interessati da una dinamica particolarmente positiva - essendone l'occupazione cresciuta del 9% negli ultimi due anni ed il tasso di occupazione aver definitivamente invertito la tendenza negativa degli anni passati, giungendo al 30,6% - rimangono la componente più lontana dalla media europea.

E' questa una disoccupazione particolarmente sensibile alla congiuntura economica, ulteriormente condizionata da alcune contraddizioni presenti nel nostro sistema:

- la disequazione tra le misure a sostegno della disoccupazione giovanile e quelle a sostegno degli adulti, che ha l'effetto di penalizzare i lavoratori di mezza età;

- la rincorsa alla flessibilità, senza considerare il fattore età: una cosa è essere flessibili a 25 anni, altro a 50;

- la scarsa considerazione, nella programmazione dei contenuti della formazione e della riqualificazione professionale rivolta ai disoccupati adulti, dell'alta competenza spesso già possedute dagli stessi;

- i continui interventi sul sistema previdenziale: al prolungamento delle aspettative di vita corrisponde sempre di più la drammatica riduzione del periodo della vita attiva;

- la scarsa, se non nulla, attenzione verso misure di sostegno al reddito.

Da parte delle istituzioni, è quello della disoccupazione adulta un fenomeno recepito con grave ritardo. Gli interventi risultano frammentati e disordinati, carenti di serie analisi sui trend economici, sulle dinamiche del mercato del lavoro e indicativi di un certo declino dell'attuale sistema di sviluppo. A peggiorare la situazione, contribuiscono i metodi impiegati dalle aziende. Il fenomeno dello "svecchiamento" delle imprese nasce, infatti, alla metà degli anni '90, con politiche del lavoro del tipo young-in/old-out, implementate soprattutto attraverso incentivi alle assunzioni dei giovani. Le motivazioni sono di ordine culturale, scaturite dalla presunta minore flessibilità ed adattabilità ai cambiamenti della popolazione adulta rispetto a quella più giovane.

Gli interventi normativi finalizzati a favorire l'invecchiamento attivo appartengono a due filoni, rintracciati sia a livello europeo che nazionale: uno mirante al mantenimento al lavoro dei soggetti over 45, l'altro focalizzato sul reinserimento al lavoro dei soggetti usciti dal mercato.

Rispetto al quadro nazionale, la novità più recente è l'approvazione della c.d. Legge Biagi. Tale legge ha innovato profondamente il diritto del lavoro, riformando o creando ex novo numerose tipologie di lavoro "flessibile", alcune delle quali molto aderenti al problema dei lavoratori adulti.

In particolare, il contratto di inserimento, o meglio di reinserimento, è destinato ad una serie di categorie di lavoratori, tra cui spiccano i lavoratori con più di cinquanta anni di età privi di un posto di lavoro, ed i lavoratori che desiderano riprendere una attività lavorativa e che non hanno lavorato per almeno due anni.

La riforma Biagi destina anche altri contratti ai lavoratori over 45, come ad esempio il c.d. contratto di lavoro intermittente. Tuttavia, tale tipologia contrattuale potrà probabilmente interessare un segmento limitato del mercato del lavoro: la sua struttura, infatti, impedisce una qualsiasi fidelizzazione o formazione del lavoratore, rendendo difficile l'esecuzione di prestazioni superiori a mansioni di base.

La seconda innovazione da considerare risale al 2001, quando la c.d. riforma del "Titolo V" della Costituzione ha attribuito alla potestà legislativa delle Regioni ordinarie la competenza a disciplinare la "tutela e sicurezza del lavoro", intendendo per queste il "mercato del lavoro", inteso come servizi per l'impiego e le politiche attive per il lavoro.

In Italia, sono, infatti, i Servizi per l'Impiego ad occuparsi maggiormente di orientamento per adulti. A questo proposito la riforma del collocamento avviata in Italia dal Decreto Legislativo 469/97 ha subito evidenziato la complessità e la specificità dell'intervento orientativo rivolto a questo pubblico adulto rispetto ad una più consolidata attività rivolta ai giovani.
Commenti
NuovoCercaRSS
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved.

 
< Prec.   Pros. >

La satira di Arnald

Firma la petizione!

Advertisement

Accesso Utente






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Ultime dai Forum