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Precariato: effetti collaterali |
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venerd 01 agosto 2008 |
L.Mori - Oltre i 40: Ieri mentre ero impegnato nei miei ormai consueti
compiti di "casalingo per forza" con un orecchio alle notizie trasmesse
dalla tv, ho assistito ad una dichiarazione di un politico in carica
che spiegava come la precarietà sarebbe soltanto un finto problema. La
teoria esposta si basava sul fatto che chi merita davvero alla fine
può sempre contare su di un contratto a tempo indeterminato, perché
l'imprenditore non è così distratto da lasciarsi scappare gli elementi
migliori (e che lo fanno guadagnare di più). Certamente questo fatto
può essere anche vero, ma in quali e quanti casi potrà mai capitare
questa "fortuna"?? Potrà mai accadere ad un normale operaio che non
deve far altro che ripetere tutto il giorno le stesse semplici
mansioni? Ma anche nel caso dell'impiegato senza particolari compiti di
rilievo, potrà mai esserci questa grande convenienza per
l'imprenditore? Così mi sono chiesto quanti mai potranno essere i
fortunati "indispensabili". Io ricordo quante volte nella mia vita
lavorativa mi sono sentito ripetere che nessuno è e deve essere
indispensabile, e quindi chiunque può sempre essere sostituito. E
allora mi chiedo se questa fastidiosa ma giusta "regola" non sia più così attuale..
Di
certo c'è che il precariato (se così lo si "può" ancora chiamare) è un dramma capace di generare tanta insicurezza per ogni età. E per
dimostrarlo basta aprire un qualsiasi giornale, per scoprire casi
indicativi come quello accaduto ieri a Palermo, dove un trentenne,
poche ore dopo essersi sposato in preda al panico per la consapevolezza
delle nuove responsabilità e del perdurare della sua disoccupazione, ha
tentato di togliersi la vita ( vedi notizia qui). Ma evidentemente, per
gli imprenditori, questi in fondo sono solo effetti collaterali, e se
certi "soggetti" non trovano lavoro "forse" è solo perché sono degli incapaci
fannulloni...
(sarà vero?)
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